sabato 11 aprile 2009

REGALO DI PASQUA: UNA FAVOLA



Un amico, parecchie lune passate, mi regalò una favola. Fu un regalo bellissimo, con più valore di qualsiasi cosa tangibile. Da allora custodisco questo racconto nel mio più profondo, nella memoria del cuore, e quando la rileggo, senza bisogno di occhi, un sorriso dentro si schiude come un fiore baciato dai primi raggi del sole mattutino e la mia giornata scorre più serena.
Lo stesso amico, qualche giorno fa mi ha esortato a pubblicarla; immediatamente ho posto un netto rifiuto. Ma poi ho riflettuto, condividerla non la scalfisce, non la allontana da me, anzi, è energia positiva che vola sulle ali dell’ amicizia.


ti racconto una favola.

in un giorno di inverno molto freddo e gelato,un uccellino se ne stava nel suo nido nell'albero,e un colpo di vento lo fa' cadere
il piccolo uccellino tremante dal freddo si guarda in giro e vede una mucca che si sta' avvicinando, la mucca tutta sorniona lo guarda e vede che trema tuttto.
cosi' si gira e gli fa' una bella cagata calda che lo sommerge tutto, lo guarda e se ne va'.
l uccellino tira fuori la testa e si sente gia' meglio.
dopo poco passa una volpe,vede una bella cagata fumante e si avvicina e nota la testolina dell'uccellino lo guarda e con le zampe lo prende gli da' una scrollatina e se lo mangia si gira e se ne va'.


questo e' quanto a te ti lascio la morale ciao non pensarci troppo c'e' sempre una morale se la scoprirai me lo dirai

da un amico



giovedì 9 aprile 2009

antologia di spoon river


parla serepta mason

Il fiore della mia vita sarebbe sbocciato d'ogni lato
se un vento crudele non avesse appassito i miei petali
dal lato che vedevate voi il villaggio.
Dalla polvere levo la mia protesta:
il mio lato in fiore voi non lo vedeste!
Voi, i vivi, siete davvero degli sciocchi
e non sapete le vie del vento
e le forse invisibili
che governano i processi della vita

volevo aggiungere i foto... il pc mi rema contro.. scusate

ENNESIMA MORTE ANNUNCIATA: funerali di stato, uno stato che ci usa

Solo 4 giorni sono trascorsi dalla tragedia che ha colpito l'Abruzzo.
La ragione ci fa dire: contro le forze naturali non ci si puo' fare nulla, colpiscono e creano lutti e distruzioni. MA.... SONO BASTATI SOLO 4 GIORNI PER CAPIRE, SAPERE, CHE QUESTA CATASTROFE SAREBBE POTUTA ESSERE CONTENUTA. In una zona come è la nostra nazione, ad altissimo rischio sismico, i nostri governanti, e con questo termine intendo indicare tutti quelli che hanno potere a firme, dal comune, alla provincia, regione e su su...sempre più nella merda, decidono di arricchirsi sulla pelle della popolazione costruendo scuole, case non a norma, in tutto nel nome del dio denaro.
TUTTE QUESTE MORTI SONO SULLA LORO COSCIENZA. e allora mi chiedo, è giusto rifugiarsi nel credo di una vita futura, nel non ci posso fare niente, nel siamo tutti disperati... non ci sto.... vero siamo tutti disperati ma non accetto che la disperazione di qualcuno gli da il potere di annullare delle vite.....per sentirsi più vivo.

HO PROBLEMI DI PC..... I 3 POST SONO LEGATI F

RA LORO.. SCUSATE

domenica 5 aprile 2009

STORIE DI ORDINARIA PRECARIETA': COSTITUZIONE DISATTESA

art. 1 della costituzione:L'ITALIA E' UNA REPUBBLICA FONDATA SUL LAVORO

Domenica 5 Aprile 2009

Il quotidiano "La Tecnica della Scuola" racconta di alcuni insegnanti agrigentini, docenti della scuola primaria, per lo più donne, che, fiduciose di essere contattate telefonicamente, partono per Palermo ogni mattina alle 5,30 da paesi come Ribera, Sciacca o Cattolica Eraclea. Se invece il cellulare non squilla prendono un caffè e tornano a casa che è ormai l’ora di pranzo. Il tutto per lavorare, ma soprattutto racimolare punti per la graduatoria.

Lo chiamano “il viaggio della speranza”. Le cronache televisive hanno reso famoso quello affrontato da Aversa, con partenza prima dell’alba, dagli insegnanti campani precari per raggiungere via treno la stazione di Roma Termini; da dove attendono speranzosi che le segreterie delle scuole d’infanzia ed elementari capitoline li chiamino via cellulare per coprire carenze di personale giornaliere o di breve durata.

In base a quanto riportato dal quotidiano “La Sicilia”, le maestre supplenti agrigentine si sono iscritte negli elenchi della provincia di Palermo proprio perché ci sono più possibilità di lavoro:pur di lavorare e acquisire punteggio da inserire nelle graduatorie sono costrette a lavorare con le chiamate “last minute”. Per avvicinarsi il più possibile a potenziali luoghi di lavoro pagano l'abbonamento settimanale di 33 euro e 90 centesimi. E per tutto il viaggio in pullman tengono stretto il cellulare tra le mani, nella speranza che le segreterie delle scuole lo facciano squillare.

Dopo un viaggio di oltre due ore arrivano a Palermo alle 7,45. Se sono state fortunate durante il viaggio è arrivata la telefonata che le convoca per la supplenza: così prendono un altro mezzo, stavolta l’autobus, verso la scuola del giorno. E se la giornata è particolarmente prodiga di regali arrivano a destinazione solo con una breve camminata.

Altrimenti prendono un caffè, salutano le colleghe e salgono di nuovo sulla corriera per ritornare a casa. Quasi all’ora di pranzo. “In questo modo qualcuna è riuscita a lavorare finora una trentina di giorni”, spiega il quotidiano. Che equivalgono a due punti da mettere in carniere per un futuro migliore. E fino a giugno non è detto che possano raddoppiare o triplicare. Tutto dipenderà da quante volte squillerà quel cellulare stretto tra le mani. Sulla corriera della speranza.

(La Tecnica della Scuola.it, 11 marzo 2009)

TUTTO CIO' AVVIENE ANCHE A AOSTA, TRIESTE, PERUGIA, BERGAMO, RAVENNA, FROSINONE E IN OGNI ALTRO DOVE..... E ANCHE PER RACCOGLIERE POMODORI, PER 3 ORE IN UN CALL CENTER, PER UNA GIORNATA COME MANOVALE EDILE..... E IL FUTURO DOVE STA?



giovedì 2 aprile 2009

LINEE SOTTILI E DEVASTANTI








FRONTIERE

Terra adorata, mia terra
amore che ho perduto
se tu fossi remota
in un cielo inaccessibile
o su una vetta ai limiti del mondo

saprei correre da te
anche con scarpe di ferro.

MA TI SEPARA DA ME UN TRATTO SOTTILE.
L'INVASORE LO CHIAMA CONFINE.

HEMIN - POETA CURDO XX SECOLO