mercoledì 2 dicembre 2009
martedì 1 dicembre 2009
mercoledì 21 ottobre 2009
domenica 16 agosto 2009
sabato 15 agosto 2009
metti uno specchio nell'anima
ma pensa a quanta pace può esserci nel silenzio.
Con dignità,
senza compromessi,
fà di tutto per andare d'accordo con chi ti stà vicino,
dì la tua verità in modo chiaro e sereno e ascolta gli altri,
anche se sciocchi e ignoranti,
anche loro hanno una storia da raccontare.
Evita chi è aggressivo o chi parla troppo forte perchè opprime il tuo spirito,
se ti paragoni agli altri, puoi diventare presuntuoso o invidioso,
mettiti uno specchio nell'anima,
ci sarà sempre chi è più in alto o più in basso di te.
Impegnati nel tuo lavoro per umile che sia è la sola cosa vera nel gioco delle alterne fortune,
sii cauto negli affari, il mondo è pieno di inganni,
ma non essere cieco di fronte alla vera onestà,
c'è molta gente che lotta in nome di alti ideali e c'è eroismo un pò ovunque,
sii te stesso,
soprattutto non fingere affetti,
ma non essere neppure cinico in amore,
perchè malgrado le amarezze e le delusioni,
l'amore è come un prato sempre verde.
Accetta il passare degli anni
e abbandona senza rimpianti le smanie della gioventù,
abitua il tuo spirito ad essere forte perchè ti sorrega nelle improvvise avversità
e non fare drammi su cose che non esistono,
le tue paure nascono solo dalla stanchezza o dalla solitudine.
Sii dolce con te stesso,
mettiti uno specchio nell'anima,
sei figlio dell'universo, non meno degli alberi e delle stelle,
hai diritto di stare al mondo e che tu lo capisca o no,
l'universo è giusto così com'è,
perciò sii in pace con Dio,
qualunque sia il tuo modo di concepirlo,
e sii in pace con la tua anima,
quali che siano i tuoi problemi e i tuoi desideri,
con tutte le sue ipocrisie,
ingratitudini e i sogni andati in fumo...
il mondo è ancora bello."
METTITI UNO SPECCHIO NELL'ANIMA...
E LOTTA PER ESSERE FELICE...
Luigi Vannucchi 1972
sabato 16 maggio 2009
LA POESIA E' CATARSI

CHI MUORE ( ode alla vita ) di Pablo Neruda
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai i consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l’ amor proprio, chi non si lascia aiutare, chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore ci abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande su argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede un gran sforzo maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità…
venerdì 15 maggio 2009
LA TERRA E LA BIBBIA
Quando i bianchi vennero in Africanoi avevamo la terra e loro la Bibbia.
Loro ci insegnarono a pregare a occhi chiusi;
quando li aprimmo
i bianchi avevano la terra e noi la Bibbia.
JOMO KENYATTA ( 1989 - 1978 - kenia.... lottò contro il dominio britannico e fu il primo presidente libero del Kenia )
( un grazie di cuore all' amico che ha ispirato questo post )
giovedì 14 maggio 2009
FIDUCIA LEGGE SICUREZZA: CI SIAMO DIMENTICATI
sabato 9 maggio 2009
9 MAGGIO 1978 - RICORDANDO UN GIUSTO

POESIE DI PEPPINO
Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
nè il canto del gallo,
nè il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo, infinita.
Il cuore batte con l'orologio
il cervello pulsa nella strada:
amore e odio
pianto e riso
Un'automobile confonde tutto:
vuoto assoluto.
Era di passaggio.
GLI IDEALI DI PEPPINO SOVRASTANO IL TEMPO E LO SPAZIO PERCHE' SONO IDEALI UNIVERSALI.
ONORE A TE PEPPINO IMPASTATO.
venerdì 1 maggio 2009
ONORE AL LAVORO: devasto a chi lo leva impunemente
Parlaci del Lavoro.
E lui rispose dicendo:
Voi lavorate per assecondare il ritmo della terra e l'anima della terra.
Poiché oziare è estraniarsi dalle stagioni e uscire dal corso della vita,
che avanza in solenne e fiera sottomissione verso l'infinito.
Quando lavorate siete un flauto
attraverso il quale il sussurro del tempo si trasforma in musica.
Chi di voi vorrebbe essere una canna silenziosa e muta
quando tutte le altre cantano all'unisono?
Sempre vi è stato detto che il lavoro è una maledizione e la fatica una sventura.
Ma io vi dico che quando lavorate esaudite una parte del sogno più remoto della terra,
che vi fu dato in sorte quando il sogno stesso ebbe origine.
Vivendo delle vostre fatiche,
voi amate in verità la vita.
E amare la vita attraverso la fatica è comprenderne il segreto più profondo.
Ma se nella vostra pena voi dite
che nascere è dolore e il peso della carne una maledizione scritta sulla fronte,
allora vi rispondo:
tranne il sudore della fronte niente laverà ciò che vi è stato scritto.
Vi è stato detto che la vita è tenebre
e nella vostra stanchezza voi fate eco a ciò che è stato detto dagli esausti.
E io vi dico che in verità la vita è tenebre fuorché quando è slancio,
E ogni slancio è cieco fuorché quando è sapere,
E ogni sapere è vano fuorché quando è lavoro,
E ogni lavoro è vuoto fuorché quando è amore;
E quando lavorate con amore voi stabilite un vincolo con voi stessi,
con gli altri e con Dio.
E cos'è lavorare con amore?
È tessere un abito con i fili del cuore,
come se dovesse indossarlo il vostro amato.
È costruire una casa con dedizione come se dovesse abitarla il vostro amato.
È spargere teneramente i semi e mietere il raccolto con gioia,
come se dovesse goderne il frutto il vostro amato.
È diffondere in tutto ciò che fate il soffio del vostro spirito,
E sapere che tutti i venerati morti stanno vigili intorno a voi.
Spesso vi ho udito dire, come se parlaste nel sonno:
"Chi lavora il marmo e scopre la propria anima configurata nella pietra,
è più nobile di chi ara la terra.
E chi afferra l'arcobaleno e lo stende sulla tela in immagine umana,
è più di chi fabbrica sandali per i nostri piedi".
Ma io vi dico,
non nel sonno ma nel vigile e pieno mezzogiorno,
il vento parla dolcemente alla quercia gigante come al più piccolo filo d'erba;
E che è grande soltanto chi trasforma la voce del vento in un canto reso più dolce dal proprio amore.
Il lavoro è amore rivelato.
E se non riuscite a lavorare con amore,
ma solo con disgusto, è meglio per voi lasciarlo e,
seduti alla porta del tempio,
accettare l'elemosina di chi lavora con gioia.
Poiché se cuocete il pane con indifferenza,
voi cuocete un pane amaro,
che non potrà sfamare l'uomo del tutto.
E se spremete l'uva controvoglia,
la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino.
E anche se cantate come angeli,
ma non amate il canto,
renderete l'uomo sordo alle voci del giorno e della notte.
POESIA DI KAHLIL GIBRAN - POETA PALESTINESE
sabato 11 aprile 2009
REGALO DI PASQUA: UNA FAVOLA
Un amico, parecchie lune passate, mi regalò una favola. Fu un regalo bellissimo, con più valore di qualsiasi cosa tangibile. Da allora custodisco questo racconto nel mio più profondo, nella memoria del cuore, e quando la rileggo, senza bisogno di occhi, un sorriso dentro si schiude come un fiore baciato dai primi raggi del sole mattutino e la mia giornata scorre più serena.
Lo stesso amico, qualche giorno fa mi ha esortato a pubblicarla; immediatamente ho posto un netto rifiuto. Ma poi ho riflettuto, condividerla non la scalfisce, non la allontana da me, anzi, è energia positiva che vola sulle ali dell’ amicizia.
ti racconto una favola.
in un giorno di inverno molto freddo e gelato,un uccellino se ne stava nel suo nido nell'albero,e un colpo di vento lo fa' cadere
il piccolo uccellino tremante dal freddo si guarda in giro e vede una mucca che si sta' avvicinando, la mucca tutta sorniona lo guarda e vede che trema tuttto.
cosi' si gira e gli fa' una bella cagata calda che lo sommerge tutto, lo guarda e se ne va'.
l uccellino tira fuori la testa e si sente gia' meglio.
dopo poco passa una volpe,vede una bella cagata fumante e si avvicina e nota la testolina dell'uccellino lo guarda e con le zampe lo prende gli da' una scrollatina e se lo mangia si gira e se ne va'.
questo e' quanto a te ti lascio la morale ciao non pensarci troppo c'e' sempre una morale se la scoprirai me lo dirai
da un amico
giovedì 9 aprile 2009
antologia di spoon river
parla serepta mason
Il fiore della mia vita sarebbe sbocciato d'ogni lato
se un vento crudele non avesse appassito i miei petali
dal lato che vedevate voi il villaggio.
Dalla polvere levo la mia protesta:
il mio lato in fiore voi non lo vedeste!
Voi, i vivi, siete davvero degli sciocchi
e non sapete le vie del vento
e le forse invisibili
che governano i processi della vita
volevo aggiungere i foto... il pc mi rema contro.. scusate
ENNESIMA MORTE ANNUNCIATA: funerali di stato, uno stato che ci usa
La ragione ci fa dire: contro le forze naturali non ci si puo' fare nulla, colpiscono e creano lutti e distruzioni. MA.... SONO BASTATI SOLO 4 GIORNI PER CAPIRE, SAPERE, CHE QUESTA CATASTROFE SAREBBE POTUTA ESSERE CONTENUTA. In una zona come è la nostra nazione, ad altissimo rischio sismico, i nostri governanti, e con questo termine intendo indicare tutti quelli che hanno potere a firme, dal comune, alla provincia, regione e su su...sempre più nella merda, decidono di arricchirsi sulla pelle della popolazione costruendo scuole, case non a norma, in tutto nel nome del dio denaro.
TUTTE QUESTE MORTI SONO SULLA LORO COSCIENZA. e allora mi chiedo, è giusto rifugiarsi nel credo di una vita futura, nel non ci posso fare niente, nel siamo tutti disperati... non ci sto.... vero siamo tutti disperati ma non accetto che la disperazione di qualcuno gli da il potere di annullare delle vite.....per sentirsi più vivo.
HO PROBLEMI DI PC..... I 3 POST SONO LEGATI F
RA LORO.. SCUSATE
domenica 5 aprile 2009
STORIE DI ORDINARIA PRECARIETA': COSTITUZIONE DISATTESA
Domenica 5 Aprile 2009
Il quotidiano "La Tecnica della Scuola" racconta di alcuni insegnanti agrigentini, docenti della scuola primaria, per lo più donne, che, fiduciose di essere contattate telefonicamente, partono per Palermo ogni mattina alle 5,30 da paesi come Ribera, Sciacca o Cattolica Eraclea. Se invece il cellulare non squilla prendono un caffè e tornano a casa che è ormai l’ora di pranzo. Il tutto per lavorare, ma soprattutto racimolare punti per la graduatoria.
Lo chiamano “il viaggio della speranza”. Le cronache televisive hanno reso famoso quello affrontato da Aversa, con partenza prima dell’alba, dagli insegnanti campani precari per raggiungere via treno la stazione di Roma Termini; da dove attendono speranzosi che le segreterie delle scuole d’infanzia ed elementari capitoline li chiamino via cellulare per coprire carenze di personale giornaliere o di breve durata.
In base a quanto riportato dal quotidiano “La Sicilia”, le maestre supplenti agrigentine si sono iscritte negli elenchi della provincia di Palermo proprio perché ci sono più possibilità di lavoro:pur di lavorare e acquisire punteggio da inserire nelle graduatorie sono costrette a lavorare con le chiamate “last minute”. Per avvicinarsi il più possibile a potenziali luoghi di lavoro pagano l'abbonamento settimanale di 33 euro e 90 centesimi. E per tutto il viaggio in pullman tengono stretto il cellulare tra le mani, nella speranza che le segreterie delle scuole lo facciano squillare.
Dopo un viaggio di oltre due ore arrivano a Palermo alle 7,45. Se sono state fortunate durante il viaggio è arrivata la telefonata che le convoca per la supplenza: così prendono un altro mezzo, stavolta l’autobus, verso la scuola del giorno. E se la giornata è particolarmente prodiga di regali arrivano a destinazione solo con una breve camminata.
Altrimenti prendono un caffè, salutano le colleghe e salgono di nuovo sulla corriera per ritornare a casa. Quasi all’ora di pranzo. “In questo modo qualcuna è riuscita a lavorare finora una trentina di giorni”, spiega il quotidiano. Che equivalgono a due punti da mettere in carniere per un futuro migliore. E fino a giugno non è detto che possano raddoppiare o triplicare. Tutto dipenderà da quante volte squillerà quel cellulare stretto tra le mani. Sulla corriera della speranza.
(La Tecnica della Scuola.it, 11 marzo 2009)
TUTTO CIO' AVVIENE ANCHE A AOSTA, TRIESTE, PERUGIA, BERGAMO, RAVENNA, FROSINONE E IN OGNI ALTRO DOVE..... E ANCHE PER RACCOGLIERE POMODORI, PER 3 ORE IN UN CALL CENTER, PER UNA GIORNATA COME MANOVALE EDILE..... E IL FUTURO DOVE STA?
giovedì 2 aprile 2009
LINEE SOTTILI E DEVASTANTI
lunedì 30 marzo 2009
SOTTO IL SOLE O LA PIOGGIA SIAMO TUTTI FRATELLI
http://www.bergamonews.it/webtv/index.php?servizio=1355
"Contro ogni discriminazione"
La manifestazione è iniziata attorno alle 14,30, con il raduno di molti gruppi di persone in piazzale Marconi, di fronte alla stazione ferroviaria. C'erano associazioni, partiti, semplici cittadini, immigrati e italiani. Ed è stata, almeno in parte, rispettata la volontà di non strumentalizzare il corteo con bandiere partitiche. Si è visto qualche vessillo di Rifondazione comunista in fondo al corteo, e ne sono spuntati altri di partiti dell'estrema sinistra.
Ma il corteo è stato dominato da slogan e striscioni spontanei, non marchiati politicamente oppure recanti il logo di diverse associazioni di comunità immigrate. In particolare comunità dalla Nigeria, dal Senegal, dalla Bolivia, dal Marocco. A suon di musica, sotto la pioggia insistente, il corteo è arrivato in via Paleocapa, poi via Quarenghi, via Tiraboschi e via Tasso, all'urlo di "no al razzismo". Quindi una delegazione di sei immigrati e di due rappresentanti sindacali è stata ricevuta dal vicario del prefetto, Lucio Marotta.
Sono intervenuti Berta Bayon, assistente sociale della Caritas, boliviana, Hamath Diagne, della Cisl e dell'Associazione senegalesi bergamaschi, Cherif Seck, della Comunità ruah, Adriano Allieri, dell'Anolf-Cisl, Giuseppe Errico, dell'ufficio diritti Cgil, e Lorenzo Lanfranchi, della Ruah. Tutti, in modo unitario, hanno messo in evidenza che c'è un grave problema di ritardi per i permessi di soggiorno. Con il sistema ministeriale elettronico, affidato a Poste Italiane dalla fine del 2006, i tempi per l'ottenimento di un permesso si sono allungati da 60 giorni fino a 12 o addirittura 15 mesi. Una situazione che per molti è inaccettabile. E c'è anche la crisi economica tra le difficoltà segnalate: molti immigrati extracomunitari che perdono il lavoro hanno tempo sei mesi per ritrovare un'occupazione, altrimenti rischiano la comunità.
"Abbiamo ottenuto la convocazione di un tavolo tecnico con prefetto e questura - hanno spiegato Berta Bayon e Hamath Diagne -. La speranza è che certe lungaggini possano essere cancellate e che la situazione migliori nel suo complesso".
CONOSCERE I PROPRI DIRITTI E' LIBERTA'

Al Secco Suardo raccolta firme
contro la Riforma Gelmini
• 30 marzo 2009
• Cronaca
L'Istituto Secco Suardo, in via Mai
• Il documento dei docenti
I docenti protestano sia contro la penalizzazione professionale della riduzione d’orario e del riaccorpamento delle classi di concorso, sia contro il passaggio dell’insegnamento della Costituzione ai docenti di storia e materie letterarie entro la nuova denominazione di «Cittadinanza e Costituzione», ritenuta dai docenti di Diritto uno specchietto per le allodole.
Nell’atrio dell’istituto dalle 15 alle 18 sarà allestito un banco per la raccolta firme. Un documento riassuntivo della situazione è stato redatto dalle docenti del Secco Suardo Delia Rocco e Rosanna Lioveri come portavoci per Bergamo del Coordinamento Nazionale Docenti Discipline Giuridiche ed Economiche.
Per il diritto al Diritto
dal 1° settembre 2010 la scuola secondaria di secondo grado, subirà una radicale trasformazione, che prevede sei indirizzi liceali e la riorganizzazione degli istituti tecnici in due grandi settori: quello economico e quello tecnologico.
La struttura dei nuovi quadri orari della “Riforma Gelmini”, penalizza numerose discipline.
Il personale docente delle materie che entreranno in sofferenza, sarà trasferito d’ufficio o sarà utilizzato in classi di concorso affini, sulla base di una nuova tabella delle classi di concorso (ancora non resa nota) e/o avviato alla frequenza di corsi di riconversione.
L’insegnamento delle discipline Giuridiche ed Economiche si colloca tra gli insegnamenti che saranno particolarmente mortificati.
Nei quadri orari, divulgati a tutt’oggi, il Diritto e l’Economia scompariranno completamente dall’indirizzo liceale.
I Docenti di Discipline Giuridiche ed Economiche nel rivendicare la loro dignità professionale e culturale, hanno dato vita ad un Coordinamento Nazionale (promotore prof. Franco Labella, istituto “Villari” di Napoli) che ha coinvolto insegnanti e liberi cittadini di numerose città italiane (Milano, Bergamo, Cremona, Como, Genova, Torino, Savona, Napoli, Nuoro, Palermo) e, ad oggi, ha raccolto più di 1100 firme contro l’eliminazione del Diritto e dell’Economia dai licei.
Per firmare l’appello del Coordinamento Nazionale dei Docenti di Diritto ed Economia, collegarsi al sito: www.docenti.org/News/file/appello.htm
In particolare, l’insegnamento del Diritto e dell’Economia, non troverà collocazione nel quadro orario del futuro “Liceo delle Scienze Umane”, come se tale disciplina, per sua peculiare natura, non appartenesse all’area delle scienze umane.
L’intenzione dei docenti di Diritto ed Economia dell’Istituto “Secco Suardo” di Bergamo, è quella di sottoporre all’attenzione di tutti i Colleghi dei Licei Psicopedagogici e Sociali di Bergamo e provincia, la problematica evidenziata, per i seguenti motivi:
- 1) L’orientamento della riforma, si pone in netta contrapposizione allo spirito delle numerose sperimentazioni attivate negli ultimi vent’anni, che prevedono l’insegnamento delle Discipline Giuridiche ed Economiche in numerosi indirizzi liceali, in quanto strumento fondamentale e indispensabile per la formazione culturale della persona e del cittadino.
- 2) La riforma disattende le “raccomandazioni” dell’ Unione Europea del 2006 che suggeriscono il potenziamento delle conoscenze “giuridiche, civiche e sociali” degli studenti.
- 3) Nei licei psicopedagogici e sociali ( che confluiranno nel liceo delle scienze umane) l’insegnamento delle Discipline Giuridiche ed Economiche contribuisce:
a) Alla formazione generale dei giovani.
b) All’acquisizione di capacità autonome di lettura e interpretazione della realtà attuale.
c) All’affermazione del valore etico della “solidarietà”
- 4) L’educazione alla “cittadinanza e costituzione” (insegnamento che sarà introdotto nei curricula delle Superiori a partire dall’anno scolastico 2010/2011 e, in via sperimentale, dall’anno 2009/2010 in alcuni Istituti) sarà affidato ai docenti di Storia e materie letterarie.
Si ritiene tale scelta inopportuna e inadeguata, in quanto si sottrae ai docenti di Diritto ed Economia, un insegnamento specialistico, che presuppone conoscenze e competenze approfondite del dettato costituzionale e delle norme che caratterizzano l’ordinamento del nostro Stato.
La conoscenza dettagliata della Costituzione, consente agli studenti di acquisire una visione organica, non solo della nostra legge fondamentale, ma anche di quelli che sono i principi e gli organi sui quali poggia il funzionamento del nostro apparato statuale.
Educare alla “cittadinanza” deve tradursi nella concreta consapevolezza dei giovani di essere parte integrante di una società “multiculturale” in continua trasformazione.
In ragione di quanto sopra esposto, i docenti della classe di concorso AO19 dell’Istituto “P. Secco Suardo” di Bergamo, ritengono necessario che:
1) L’insegnamento delle Discipline Giuridiche ed Economiche sia inserito nel quadro orario del Liceo delle Scienze Umane come insegnamento obbligatorio.
2) L’insegnamento di “cittadinanza e costituzione” sia affidato ai docenti della classe di concorso AO19
Grazie per l’attenzione
Prof. Rosanna Lioveri
Prof. Delia Rocco
Portavoci per Bergamo del Coordinamento Nazionale Docenti discipline giuridiche ed economiche.
giovedì 26 marzo 2009
BASTA ATROCITA' SU ESSERI INDIFESI
martedì 24 marzo 2009
SCARPE ROTTE E PUR BISOGNA ANDAR

Da settimane in rete circola l’inquietante notizia che il 5 aprile prossimo, a Milano, si svolgerà un “evento politico internazionale” promosso da Forza Nuova, con la partecipazione di esponenti del BNP (British National Party), del FN (Front National) e dell'NPD (Nationaldemokratische Partei Deutschlands), che insieme a Forza Nuova rappresentano le destre estreme europee. Sono note e conclamate le posizioni razziste, xenofobe, omofobiche, negazioniste di queste organizzazioni, la simbologia, il linguaggio, le iniziative si richiamano molto spesso e senza ambiguità alla cultura, le idee e i valori neonazisti. Per quanto riguarda Forza Nuova fu lo stesso ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga a chiedere alcuni anni fa lo “…scioglimento di Forza nuova” sulla base “del divieto costituzionale di ricostituzione del partito fascista e in base alle leggi ordinarie” (Corriere della Sera 25/4/2001). Così mentre in Italia si preparano le iniziative per celebrare il 25 aprile, giorno della Liberazione dalla dittatura fascista e dal nazismo, Milano città medaglia d’oro della Resistenza Partigiana rischia di essere trasformata nella capitale del neo nazismo europeo.Noi antifascisti abbiamo profondamente a cuore i principi e i valori democratici e di libertà garantiti dalla nostra Costituzione. Il richiamo alla nostra Costituzione, alla libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani, che sono fondamento del patto sociale e civile della nostra comunità, è la bussola che ci consente di cogliere la pericolosa sottovalutazione delle attività e delle organizzazioni che orgogliosamente negano la Costituzione, si richiamano all’odio e alla discriminazione tra esseri umani, esibiscono una concezione autoritaria del potere, si ispirano al nazismo e al fascismo. Per questi motivi facciamo appello alle donne e uomini di Milano, democratica e antifascista, alle istituzioni, alle associazioni, al volontariato, ai sindacati, ai partiti perché sottoscrivano questo appello affinchè nella nostra città non sia consentito di ospitare l’iniziativa promossa da Forza Nuova.
Milano, 19 marzo 2009
Promuovono l’appello:
ANPI sezione Gallaratese, Trenno, Lampugnano “A. Poletti e caduti di Trenno”
ANPI sezione “Quarto Oggiaro”
ANPI sezione “Codè Montagnani”
ANPI sezione Vialba, Musocco “A. Capettini”
Comitato Antifascista Zona8
Per aderire all’appello mandate la mail a: antifascisti.zona8@libero.it
GRAZIE A ELE PER LA COLLABORAZIONE
domenica 22 marzo 2009
DEDICATO
Le persone che entrano nella nostra vita
Le persone vengono nella tua vita per una ragione, per una stagione o tutta la vita.
Quando saprai perché, saprai cosa fare con quella persona.
Quando qualcuno è nella tua vita per una RAGIONE, di solito è per
soddisfare un bisogno cha hai espresso. Sono venuti per assisterti attraverso
una difficoltà, per darti consigli e supporto, per aiutarti fisicamente,
emotivamente o spiritualmente. Possono sembrare come un dono del cielo e lo
sono. Loro sono li per il motivo per cui tu hai bisogno che ci siano. Quindi,
senza nessuno sbaglio da parte tua o in un momento meno opportuno, questa
persona dirà o farà qualcosa per portare la relazione a una fine. Qualche volta
loro muoiono. Qualche volta se ne vanno. Qualche volta si comportano male e ti
costringono a prendere una decisione. Ciò che dobbiamo capire è che il nostro
bisogno è stato soddisfatto, il nostro desiderio realizzato, il loro lavoro è
finito. La tua preghiera ha avuto una risposta e ora è il momento di andare avanti.
Alcune persone vengono nella nostra vita per una STAGIONE, perché è
arrivato il tuo momento di condividere, crescere e imparare. Loro ti portano
un esperienza di pace o ti fanno ridere. Possono insegnarti qualcosa che non hai
mai fatto. Di solito ti danno un incredibile quantità di gioia. Credici, è vero.
Ma solo per una stagione!
Le relazioni che durano TUTTA
TUTTA
fondamenta emotive. Il tuo lavoro è accettare la lezione, amare la persona e
usare ciò che hai imparato in tutte le altre relazioni ed aree della tua vita.
Si dice che l'amore è cieco ma l'amicizia è chiaroveggente.
Grazie per essere una parte della mia vita, che sia una ragione, una
stagione o tutta la vita.
_______________________________________________
Ci sono delle persone che entrano per una ragione, restano una stagione, e durano tutta la vita.
I carri stanno sfilando in questo momento nelle vie del centro città. Avevi espresso molte volte, in questi ultimi mesi, il desiderio di vederli quest'anno. Sono certa che li stai guardando divertito da una posizione privilegiata.
Sei l' ultimo dei miei amici vittima indifesa di questo sistema malato. Arrivederci, Battista
sabato 21 marzo 2009
RESPIRIAMO ARIA E VALIUM

5 DICEMBRE 2007 - TRADEGIA IMMANE DELLA THYSSEN,
e in un clima di festa, luminarie, regali, ilarità fasulla, l’Italia cadde in un incubo.
Per giorni, accendo i nostri apparecchi televisivi si sperò che più nessuno di loro fosse deceduto…. Non fu così… caddero uno a uno come i petali di una rosa appassita.
Ormai l’Italia ha il primato di un cimitero appassito: 1270 morti sul lavoro, 30.000 subiscono danni permanenti, 600.000 patiscono danni temporanei – IN UN ANNO.
IL TUTTO PER SVOLGERE L’ ATTIVITA’ CHE CI DOVREBBE FARE SOPRAVVIVERE:
IL LAVORO.
A 15 mesi dalla Thyssen, considerata purtroppo ora da tutti i lavoratori come il faro della nefandezza ( nulla negando a tutti gli altri petali ) i delegati dal voto da tutti, si apprestano a buttare al macero la Legge 626, la legge sulla sicurezza ( Legge in sé di un buon calibro, ma applicata non sempre nella sua integrità ).
Quasi ultimata la stesura della nuova Legge sicurezza: alcuni punti:
• Multe più leggere per le imprese, in alcuni casi dimezzate
• Riduzione degli obblighi del datore lavoro
• Semplificazione o “ nulla so ? “ alle comunicazioni all’ Inail
• E molto altro ancora…….
…….. riporto le parole del presidente dell’ Inail riguardo al risarcimento alle vedove e madri dei caduti, così sono da considerare, caduti in guerra della Thyssen “ LA NORMATIVA ITALIANA NON PREVEDE IL RISARCIMENTO ALLE VEDOVE – MADRI CONVIVENTI “
Io non ho più parole, ma solo rabbia e delusione, si valutano i rapporti umani solo se legati da firme o anelli…….
giovedì 19 marzo 2009
LORO COSA PROPONGONO? UN 5 E SEI FOTTUTO
Ipotesi di carta dei diritti dei lavoratori della conoscenza
Quando la conoscenza diventa merce, quando l’informazione e la cultura diventano merce, naturale conseguenza è che i lavoratori della conoscenza precipitino in una condizione di disconoscimento, di debolezza e di ricatto occupazionale.
L’Italia ha dichiarato guerra all’intelligenza. Vogliamo riprendere questo concetto, lanciato in Francia qualche tempo fa. L’intelligenza è stata sacrificata sull’altare corrotto dell’economia di mercato e del più miope e asfittico interesse privato.
Ci domandiamo quale futuro possa avere un Paese dove cultura e saperi si trasformano in territori da colonizzare, recintare e brandizzare. Un Paese dove l’arte è messa in vendita, un Paese che fa affidamento sulle “fondazioni”, un Paese provinciale che vive nel culto di Facebook. Ci domandiamo se una tale semplificazione del discorso non abbia l’obiettivo di distruggere ogni tipo di legame sociale e, contemporaneamente, di libera espressione della personalità di ciascuno e ciascuna.
Quale spazio questo genere di società è pronta a dare alla produzione e alla circolazione del sapere? E come possiamo noi, diversamente, riprenderci questo spazio e i diritti che ci competono in termini economici, di salvaguardia sociale e di crescita personale?
Precarizzare un’intera generazione di knowledge workers, tagliare i fondi alla ricerca e alla formazione, i sovvenzionamenti ai teatri, ai musei, alle istituzioni culturali pubbliche, al cinema, alle cooperative editoriali e giornalistiche è funzionale all’ottenimento dell’appiattimento e della distorsione di contenuti, messaggi, offerte formative e culturali. E tutto ciò ha effetti nefasti per l’intero Paese: lo scadimento del ruolo e del senso dell’informazione, della formazione, della cultura innesca una progressiva spoliazione collettiva, sociale, della possibilità di esercitare pensiero critico e capacità di azione, collettivamente, socialmente per riaffermare il primato dell’interesse comune e della sfera pubblica, nonché dei dettami costituzionali, sui particolarismi e sulle mire insaziabili del profitto privato di settori sempre più ristretti e privilegiati della società.
A questa situazione già drammatica, si aggiunge oggi una crisi economica di proporzioni globali. Essa, ne siamo coscienti, rappresenta una ghiotta occasione per imporre ulteriori forme di disciplinamento del lavoro cognitivo. La crisi trascina infatti con sé devastanti processi selettivi che servono a spingere il lavoro cognitivo ancora un po’ più giù rispetto al già basso gradino nel quale si trova collocato in questo Paese in guerra contro l’intelligenza. Lo fa scendere lungo l’asse della mediocrità, del timore, dell’afasia. Tutto ciò quando, invece, una delle cause di questa crisi sta proprio nel mancato riconoscimento del valore economico (in termini salariali) e sociale della gran parte del lavoro cognitivo.
Noi, lavoratori cognitivi dell’informazione e del settore dei media, dell’editoria e dell’industria culturale, della scuola e dell’università, della ricerca, dello spettacolo, della formazione e della relazione, del design e della comunicazione, non solo non pagheremo la vostra crisi ma, per porre un argine a questa deriva e iniziare a invertire la tendenza, riteniamo necessario unirci e riconoscerci su obiettivi comuni. Per questo rivendichiamo quanto contenuto in questa Carta, che sottoponiamo alla condivisione dei tanti e delle tante che si trovano a vivere la stessa condizione.
1) In primo luogo, rivendichiamo il diritto a essere intelligenti. Rivendichiamo cioè il diritto a un sapere e a una formazione del tutto indipendenti dagli obiettivi imposti dal mercato e dalle attuali logiche di produzione. La conoscenza, al pari dell’acqua o dell’aria che respiriamo, è un bene comune, individuale e universale, il motore collettivo che può garantire benessere e progresso al maggior numero di persone, e non una merce da vendere e comprare tot al chilo al mercato dei padroni del vapore, in funzione del profitto e del controllo sociale imposti dal capitale.
2) Rivendichiamo quindi, fuori e dentro il luogo di lavoro, il diritto al riconoscimento e al rispetto delle nostre capacità, della nostra autonomia, delle nostre competenze e della nostra professionalità, dei nostri bisogni materiali e immateriali.
3) Poiché il principale problema del lavoratore e della lavoratrice della conoscenza è la possibilità di scegliere e di opporsi a vari, possibili ricatti, rivendichiamo il diritto alla scelta e all’autodeterminazione. Ciò significa rivendicare il diritto a una garanzia continuativa di reddito. Per sua stessa natura il lavoro della conoscenza non è mai totalmente asservibile ai dettami di una rigida prescrittività, benché l’evoluzione tecnologica spinga in tale direzione. Esso tende a essere flessibile e intermittente. Vogliamo pertanto un reddito adeguato anche nei periodi di non lavoro. Chiediamo garanzia di reddito nelle fasi di disoccupazione. Non chiediamo solo sussidi e ammortizzatori sociali, ma sopra ogni cosa garanzie di reddito continuativo.
4) Rivendichiamo comunque la fissazione di un salario minimo orario per le prestazioni di collaborazione, occasionali e non. Una paga oraria minima in linea con il costo reale della vita e con le sue future variazioni.
5) Rivendichiamo la possibilità di scelta del tipo di contratto di lavoro. Respingiamo pertanto nettamente l’unilateralità dell’impresa che negli ultimi anni è dilagata come modalità “naturale” di chiamata all’impiego.
6) Vogliamo riappropriarci del nostro lavoro e del nostro tempo. Qualsiasi forma di contratto in esclusiva, totale o parziale, che limiti la nostra capacità di azione e di pensiero, deve essere ulteriormente remunerata.
7) Vogliamo libertà di espressione, comunicazione, apprendimento. L’autonomia cognitiva non è contrattabile. La prostituzione dei cervelli non è migliore della prostituzione dei corpi. Proprio perché la conoscenza è un bene comune, appartenente al singolo individuo e all’intera collettività, i frutti della conoscenza devono essere socialmente condivisi in un ottica di circolazione peer-to-peer.
Rivendichiamo il diritto ad accedere sempre, nel corso della nostra esistenza, in modo libero e gratuito alla formazione, all’aggiornamento, a processi di crescita culturale personale.
9) Indipendentemente dalla continuità dell’impiego e da una condizione di lavoro subordinata, rivendichiamo inoltre e vogliamo da subito i classici diritti minimi dello stato sociale: dall’accesso agli ammortizzatori sociali, alla malattia, alla maternità, dalle ferie pagate ai congedi parentali, dalla liquidazione di fine rapporto a un trattamento pensionistico sicuro e dignitoso al termine del ciclo lavorativo di ciascuno e ciascuna.
10) Abbiamo visto che le risorse economiche ci sono sempre quando si tratta di salvare le banche e le società finanziarie. Abbiamo visto che, nonostante il nuovo regime di lavoro flessibile e precario, intermittente, la produttività e la ricchezza complessiva si è accresciuta proprio in virtù della cooperazione e della potenza innovativa del General Intellect. Ciò che manca è dunque una equa distribuzione dei frutti di questo lavoro sociale già in atto. Tale distribuzione (reddito) insieme al complesso dei diritti che ne conseguono, noi, ora e qui, stabiliamo di chiamarli “welfare del comune”. E’ esattamente questo “welfare del comune” ciò che noi rivendichiamo.
Siamo convinti che la maggioranza dei lavoratori della conoscenza non accetterà ancora a lungo, e passivamente, le forme di controllo sulla formazione, l’apprendimento e i limiti proprietari e gerarchici dell’attuale meccanismo produttivo, le sue incertezze, la precarietà e lo sfruttamento generati dal dominio del capitalismo contemporaneo sulla vita e i corpi di noi tutti. I vincoli alla libertà e alla democrazia che tutto questo porta con sé sono sempre più evidenti, anacronistici e insostenibili.
I lavoratori della conoscenza, insieme a tutta la moltitudine precaria che compone il mercato del lavoro contemporaneo, possono diventare motori di una nuova cultura, di nuove iniziative democratiche, fondate sulla collaborazione, la condivisione, la socializzazione. Devono perciò rivendicare la libera circolazione del sapere che vuole dire anche spingere sull’idea di una nuova società basata sulla liberazione dal bisogno, sulla pace e sul rispetto dell’equilibrio della natura, sulla libera e gioiosa cooperazione fra gli individui, sulle potenzialità delle macchine e sulla creatività umana, messe al servizio di tutte e di tutti.
martedì 17 marzo 2009
senza titolo

DELLA LUCE
Nelle pause del combattimento, il guerriero riposa.
Molte volte passa giorni e giorni senza fare niente, perchè il suo cuore lo richiede. Tuttavia la sua intuizione si mantiene desta.
Egli non commette mai il peccato capitale della Pigrizia, perchè sa dove essa può condurlo: alla tiepida sensazione dei pomeriggi domenicali, quando il tempo passa, e nulla più.
Il guerriero la definisce una " pace da cimitero ". Si ricoda di un brano dell' Apocalisse:
" Ti maledico perchè non sei freddo né caldo. Magari fossi freddo o caldo! Ma, siccome sei tiepido, ti vomiterò dalla mia bocca"
Un guerriero riposa e ride. Ma sta sempre all' erta.
DUE VOLTI DELLO STESSO SISTEMA MALATO
Come risponde lo stato alle morti sul lavoro? Tre anni fa sono rimasta molto colpita da una frase che il presidente Napolitano disse nel suo messaggio di fine anno: " Non si può tollerare la minaccia e la frequenza degli infortuni cui è esposta la sicurezza, e addirittura la vita, di troppi occupati, italiani o immigrati".Non parliamo di come i mezzi di informazione trattano le morti sul lavoro.
Tra il 5 e 6 marzo 2009, cioè pochi giorni fa, sono morte 5 persone nell' indifferenza di gran parte dei giornali.
Una poca eccezione: tg rai3 regionale, eludo la regione, in cui si diceva che l'Inail indica 3 morti al giorno sul lavoro.
Dal 2006 esiste una commissione parlamentare sulle morti bianche. Cosa fa?
Le uniche risposte dello stato arrivano dalla tanto vituperata magistratura.
Penso a personaggi coraggiosi come Felice Casson: nelle sue parole rivivono tutte le vicende umane che gli sono rimaste attaccate addosso, come muschio: " Non si scappa dalla realtà e dalla vita di ogni giorno. Non bastano avvocati e tribunali per risolvere i problemi del lavoro, della salute, della sicurezza, dell' ambiente: Se le istituzioni non rispondono, se la giustizia e l'equità sociale non hanno più alcun significato, se le necessità più comuni rimangono inascoltate, si rischia un declivio pericolorissimo.
...... sunto da articolo di Sarah Zuhra Lukanic
Bibliografia: Felice CASSON: "La fabbrica dei veleni "
lunedì 16 marzo 2009
VENIAMO DA LONTANO
Testo "classico" del Giuramento Ippocratico.
chiamandoli a testimoni che adempirò secondo le mie forze e il mio giudizio questo
giuramento e questo patto scritto. Terrò chi mi ha insegnato quest' arte in conto di genitore
e dividerò con Lui i miei beni, e se avrà bisogno lo metterò a parte dei miei averi in cambio
del debito contratto con Lui, e considerò i suoi figli come fratelli, e insegnerò loro
quest'arte se vorranno apprenderla, senza richiedere compensi né patti scritti. Metterò a
parte dei precetti e degli insegnamenti orali e di tutto ciò che ho appreso i miei figli del mio
maestro e i discepoli che avranno sottoscritto il patto e prestato il giuramento medico e
nessun altro. Scegliero' il regime per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio
giudizio, e mi asterrò dal recar danno e offesa. Non somministerò a nessuno, neppure se
richiesto, alcun farmaco mortale, e non prenderò mai un' iniziativa del genere; e neppure
fornirò mai a una donna un mezzo per procurare l'aborto. Conserverò pia e pura la mia vita e
la mia arte. Non opererò neppure chi soffre di mal della pietra, ma cederò il posto a chi è
esperto di questa pratica. In tutte le case che visiterò entrerò per il bene dei malati,
astenendomi ad ogni offesa e da ogni danno volontario, e soprattutto da atti sessuali sul
corpo delle donne e degli uomini, sia liberi che schiavi. Tutto ciò ch'io vedrò e ascolterò
nell'esercizio della mia professione, o anche al di fuori della della professione nei miei
contatti con gli uomini, e che non dev'essere riferito ad altri, lo tacerò considerando la cosa
segreta. Se adempirò a questo giuramento e non lo tradirò, possa io godere dei frutti della
vita e dell' arte, stimato in perpetuo da tutti gli uomini; se lo trasgredirò e spergiurerò,
possa toccarmi tutto il contrario.
Testo "moderno"
Consapevole dell' importanza e della solennità dell' atto che compio e dell' impegno che
assumo, giuro: di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di
comportamento; di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute
fisica e psichica dell' uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e
costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale; di non
compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente; di attenermi
alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita
e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze; di prestare la mia opera con diligenza,
perizia, e prudenza secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che
regolano l'esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli
scopi della mia professione; di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità
professionale ed alle mie doti morali; di evitare, anche al di fuori dell' esercizio
professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della
professione. Di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni; di curare tutti i
miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi
ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione
sociale e ideologia politica; di prestare assistenza d' urgenza a qualsiasi infermo che ne
abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità a disposizione dell'Autorità
competente; di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del
suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in
ogni caso sul reciproco rispetto; di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che
vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell' esercizio della mia professione o in ragione del
mio stato; di astenermi dall' "accanimento" diagnostico e terapeutico.
GRAZIE A TUTTI GLI OPERATORI SANITARI CHE RISPETTANO, RISCHIANDO DEL LORO, QUESTA FEDE
PIETRA MILIARE
La Repubblica tutela la salute come fondamentale dirittto dell' individuo e interesse della collettività,e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.
La legge non può in nessun caso violare limiti imposti dal rispetto della persona umana.
come è stato disatteso questo umano concetto; l'individuo è diventato il "cittadino prosperoso " ....... al mondo nessuno è clandestino.....








