lunedì 30 marzo 2009

SOTTO IL SOLE O LA PIOGGIA SIAMO TUTTI FRATELLI


http://www.bergamonews.it/webtv/index.php?servizio=1355

In piazza - Duemila persone hanno sfilato per le vie del centro di Bergamo contro i rischi di discriminazione verso gli immigrati contenuti nel pacchetto sicurezza del governo e in favore di una vera integrazione. Al termine del corteo c'è stato l'incontro di una delegazione di cittadini immigrati e di sindacalisti con il vicario del prefetto. "Tempi inaccettabili per i permessi di soggiorno".
Corteo degli immigrati in città
"Contro ogni discriminazione"







Il colore degli immigrati in piazza, in una giornata di pioggia. Duemila persone hanno sfilato nel pomeriggio di oggi (28 marzo) per le vie del centro di Bergamo, per dire no ai rischi di discriminazione verso gli immigrati contenuti nel pacchetto sicurezza del governo e in favore di una vera integrazione. Al termine del corteo c'è stato l'incontro di una delegazione di cittadini immigrati e di sindacalisti con il vicario del prefetto, Lucio Marotta, per mettere in evidenza diverse problematiche che riguardano i "nuovi" cittadini che vivono in provincia di Bergamo.
La manifestazione è iniziata attorno alle 14,30, con il raduno di molti gruppi di persone in piazzale Marconi, di fronte alla stazione ferroviaria. C'erano associazioni, partiti, semplici cittadini, immigrati e italiani. Ed è stata, almeno in parte, rispettata la volontà di non strumentalizzare il corteo con bandiere partitiche. Si è visto qualche vessillo di Rifondazione comunista in fondo al corteo, e ne sono spuntati altri di partiti dell'estrema sinistra.
Ma il corteo è stato dominato da slogan e striscioni spontanei, non marchiati politicamente oppure recanti il logo di diverse associazioni di comunità immigrate. In particolare comunità dalla Nigeria, dal Senegal, dalla Bolivia, dal Marocco. A suon di musica, sotto la pioggia insistente, il corteo è arrivato in via Paleocapa, poi via Quarenghi, via Tiraboschi e via Tasso, all'urlo di "no al razzismo". Quindi una delegazione di sei immigrati e di due rappresentanti sindacali è stata ricevuta dal vicario del prefetto, Lucio Marotta.
Sono intervenuti Berta Bayon, assistente sociale della Caritas, boliviana, Hamath Diagne, della Cisl e dell'Associazione senegalesi bergamaschi, Cherif Seck, della Comunità ruah, Adriano Allieri, dell'Anolf-Cisl, Giuseppe Errico, dell'ufficio diritti Cgil, e Lorenzo Lanfranchi, della Ruah. Tutti, in modo unitario, hanno messo in evidenza che c'è un grave problema di ritardi per i permessi di soggiorno. Con il sistema ministeriale elettronico, affidato a Poste Italiane dalla fine del 2006, i tempi per l'ottenimento di un permesso si sono allungati da 60 giorni fino a 12 o addirittura 15 mesi. Una situazione che per molti è inaccettabile. E c'è anche la crisi economica tra le difficoltà segnalate: molti immigrati extracomunitari che perdono il lavoro hanno tempo sei mesi per ritrovare un'occupazione, altrimenti rischiano la comunità.
"Abbiamo ottenuto la convocazione di un tavolo tecnico con prefetto e questura - hanno spiegato Berta Bayon e Hamath Diagne -. La speranza è che certe lungaggini possano essere cancellate e che la situazione migliori nel suo complesso".
Sabato 28 Marzo 2009





 I
ato 28 Marzo 2009

CONOSCERE I PROPRI DIRITTI E' LIBERTA'


Al Secco Suardo raccolta firme
contro la Riforma Gelmini
• 30 marzo 2009
• Cronaca


L'Istituto Secco Suardo, in via Mai
• Il documento dei docenti
Con lo slogan «Per il diritto al Diritto» i docenti delle discipline giuridiche ed economiche del Liceo Psicopedagogico Secco Suardo martedì 31 marzo, nel corso della giornata di ricevimento dei genitori, con il supporto del Comitato Genitori e l’assenso del Dirigente Scolastico, raccoglieranno le firme contro il decreto Gelmini che taglia le discipline Giuridiche ed Economiche dal quadro orario del sistema liceale e in particolare dal previsto Liceo delle Scienze Umane che andrà a sostituire il liceo socio-psico-pedagogico.

I docenti protestano sia contro la penalizzazione professionale della riduzione d’orario e del riaccorpamento delle classi di concorso, sia contro il passaggio dell’insegnamento della Costituzione ai docenti di storia e materie letterarie entro la nuova denominazione di «Cittadinanza e Costituzione», ritenuta dai docenti di Diritto uno specchietto per le allodole.

Nell’atrio dell’istituto dalle 15 alle 18 sarà allestito un banco per la raccolta firme. Un documento riassuntivo della situazione è stato redatto dalle docenti del Secco Suardo Delia Rocco e Rosanna Lioveri come portavoci per Bergamo del Coordinamento Nazionale Docenti Discipline Giuridiche ed Economiche.

Per il diritto al Diritto

dal 1° settembre 2010 la scuola secondaria di secondo grado, subirà una radicale trasformazione, che prevede sei indirizzi liceali e la riorganizzazione degli istituti tecnici in due grandi settori: quello economico e quello tecnologico.
La struttura dei nuovi quadri orari della “Riforma Gelmini”, penalizza numerose discipline.
Il personale docente delle materie che entreranno in sofferenza, sarà trasferito d’ufficio o sarà utilizzato in classi di concorso affini, sulla base di una nuova tabella delle classi di concorso (ancora non resa nota) e/o avviato alla frequenza di corsi di riconversione.
L’insegnamento delle discipline Giuridiche ed Economiche si colloca tra gli insegnamenti che saranno particolarmente mortificati.
Nei quadri orari, divulgati a tutt’oggi, il Diritto e l’Economia scompariranno completamente dall’indirizzo liceale.
I Docenti di Discipline Giuridiche ed Economiche nel rivendicare la loro dignità professionale e culturale, hanno dato vita ad un Coordinamento Nazionale (promotore prof. Franco Labella, istituto “Villari” di Napoli) che ha coinvolto insegnanti e liberi cittadini di numerose città italiane (Milano, Bergamo, Cremona, Como, Genova, Torino, Savona, Napoli, Nuoro, Palermo) e, ad oggi, ha raccolto più di 1100 firme contro l’eliminazione del Diritto e dell’Economia dai licei.
Per firmare l’appello del Coordinamento Nazionale dei Docenti di Diritto ed Economia, collegarsi al sito: www.docenti.org/News/file/appello.htm
In particolare, l’insegnamento del Diritto e dell’Economia, non troverà collocazione nel quadro orario del futuro “Liceo delle Scienze Umane”, come se tale disciplina, per sua peculiare natura, non appartenesse all’area delle scienze umane.
L’intenzione dei docenti di Diritto ed Economia dell’Istituto “Secco Suardo” di Bergamo, è quella di sottoporre all’attenzione di tutti i Colleghi dei Licei Psicopedagogici e Sociali di Bergamo e provincia, la problematica evidenziata, per i seguenti motivi:
- 1) L’orientamento della riforma, si pone in netta contrapposizione allo spirito delle numerose sperimentazioni attivate negli ultimi vent’anni, che prevedono l’insegnamento delle Discipline Giuridiche ed Economiche in numerosi indirizzi liceali, in quanto strumento fondamentale e indispensabile per la formazione culturale della persona e del cittadino.
- 2) La riforma disattende le “raccomandazioni” dell’ Unione Europea del 2006 che suggeriscono il potenziamento delle conoscenze “giuridiche, civiche e sociali” degli studenti.
- 3) Nei licei psicopedagogici e sociali ( che confluiranno nel liceo delle scienze umane) l’insegnamento delle Discipline Giuridiche ed Economiche contribuisce:
a) Alla formazione generale dei giovani.
b) All’acquisizione di capacità autonome di lettura e interpretazione della realtà attuale.
c) All’affermazione del valore etico della “solidarietà”
- 4) L’educazione alla “cittadinanza e costituzione” (insegnamento che sarà introdotto nei curricula delle Superiori a partire dall’anno scolastico 2010/2011 e, in via sperimentale, dall’anno 2009/2010 in alcuni Istituti) sarà affidato ai docenti di Storia e materie letterarie.
Si ritiene tale scelta inopportuna e inadeguata, in quanto si sottrae ai docenti di Diritto ed Economia, un insegnamento specialistico, che presuppone conoscenze e competenze approfondite del dettato costituzionale e delle norme che caratterizzano l’ordinamento del nostro Stato.
La conoscenza dettagliata della Costituzione, consente agli studenti di acquisire una visione organica, non solo della nostra legge fondamentale, ma anche di quelli che sono i principi e gli organi sui quali poggia il funzionamento del nostro apparato statuale.
Educare alla “cittadinanza” deve tradursi nella concreta consapevolezza dei giovani di essere parte integrante di una società “multiculturale” in continua trasformazione.
In ragione di quanto sopra esposto, i docenti della classe di concorso AO19 dell’Istituto “P. Secco Suardo” di Bergamo, ritengono necessario che:
1) L’insegnamento delle Discipline Giuridiche ed Economiche sia inserito nel quadro orario del Liceo delle Scienze Umane come insegnamento obbligatorio.
2) L’insegnamento di “cittadinanza e costituzione” sia affidato ai docenti della classe di concorso AO19

Grazie per l’attenzione

Prof. Rosanna Lioveri
Prof. Delia Rocco
Portavoci per Bergamo del Coordinamento Nazionale Docenti discipline giuridiche ed economiche.

giovedì 26 marzo 2009

BASTA ATROCITA' SU ESSERI INDIFESI





QUANTO VORREI CHE TUTTI I PERSONAGGI CHE SI SENTONO QUALCUNO SOLO PERCHE' SONO VESTITI DI ESSERI EX-VIVENTI, TRUCIDATI INUTILMENTE, IMMAGINASSERO IL DOLORE CHE PROVOCANO.......

martedì 24 marzo 2009

SCARPE ROTTE E PUR BISOGNA ANDAR


Da settimane in rete circola l’inquietante notizia che il 5 aprile prossimo, a Milano, si svolgerà un “evento politico internazionale” promosso da Forza Nuova, con la partecipazione di esponenti del BNP (British National Party), del FN (Front National) e dell'NPD (Nationaldemokratische Partei Deutschlands), che insieme a Forza Nuova rappresentano le destre estreme europee. Sono note e conclamate le posizioni razziste, xenofobe, omofobiche, negazioniste di queste organizzazioni, la simbologia, il linguaggio, le iniziative si richiamano molto spesso e senza ambiguità alla cultura, le idee e i valori neonazisti. Per quanto riguarda Forza Nuova fu lo stesso ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga a chiedere alcuni anni fa lo “…scioglimento di Forza nuova” sulla base “del divieto costituzionale di ricostituzione del partito fascista e in base alle leggi ordinarie” (Corriere della Sera 25/4/2001). Così mentre in Italia si preparano le iniziative per celebrare il 25 aprile, giorno della Liberazione dalla dittatura fascista e dal nazismo, Milano città medaglia d’oro della Resistenza Partigiana rischia di essere trasformata nella capitale del neo nazismo europeo.Noi antifascisti abbiamo profondamente a cuore i principi e i valori democratici e di libertà garantiti dalla nostra Costituzione. Il richiamo alla nostra Costituzione, alla libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani, che sono fondamento del patto sociale e civile della nostra comunità, è la bussola che ci consente di cogliere la pericolosa sottovalutazione delle attività e delle organizzazioni che orgogliosamente negano la Costituzione, si richiamano all’odio e alla discriminazione tra esseri umani, esibiscono una concezione autoritaria del potere, si ispirano al nazismo e al fascismo. Per questi motivi facciamo appello alle donne e uomini di Milano, democratica e antifascista, alle istituzioni, alle associazioni, al volontariato, ai sindacati, ai partiti perché sottoscrivano questo appello affinchè nella nostra città non sia consentito di ospitare l’iniziativa promossa da Forza Nuova.

Milano, 19 marzo 2009

Promuovono l’appello:
ANPI sezione Gallaratese, Trenno, Lampugnano “A. Poletti e caduti di Trenno”
ANPI sezione “Quarto Oggiaro”
ANPI sezione “Codè Montagnani”
ANPI sezione Vialba, Musocco “A. Capettini”
Comitato Antifascista Zona8
Per aderire all’appello mandate la mail a: antifascisti.zona8@libero.it

GRAZIE A ELE PER LA COLLABORAZIONE

domenica 22 marzo 2009

DEDICATO

Le persone che entrano nella nostra vita

Le persone che entrano nella nostra vita

Le persone vengono nella tua vita per una ragione, per una stagione o tutta la vita.
Quando saprai perché, saprai cosa fare con quella persona.


Quando qualcuno è nella tua vita per una RAGIONE, di solito è per
soddisfare un bisogno cha hai espresso. Sono venuti per assisterti attraverso
una difficoltà, per darti consigli e supporto, per aiutarti fisicamente,
emotivamente o spiritualmente. Possono sembrare come un dono del cielo e lo
sono. Loro sono li per il motivo per cui tu hai bisogno che ci siano. Quindi,
senza nessuno sbaglio da parte tua o in un momento meno opportuno, questa
persona dirà o farà qualcosa per portare la relazione a una fine. Qualche volta
loro muoiono. Qualche volta se ne vanno. Qualche volta si comportano male e ti
costringono a prendere una decisione. Ciò che dobbiamo capire è che il nostro
bisogno è stato soddisfatto, il nostro desiderio realizzato, il loro lavoro è
finito. La tua preghiera ha avuto una risposta e ora è il momento di andare avanti.
Alcune persone vengono nella nostra vita per una STAGIONE, perché è
arrivato il tuo momento di condividere, crescere e imparare. Loro ti portano
un esperienza di pace o ti fanno ridere. Possono insegnarti qualcosa che non hai
mai fatto. Di solito ti danno un incredibile quantità di gioia. Credici, è vero.
Ma solo per una stagione!
Le relazioni che durano TUTTA LA VITA ti insegnano lezioni che durano
TUTTA LA VITA, cose che devi costruire al fine di avere delle solide
fondamenta emotive. Il tuo lavoro è accettare la lezione, amare la persona e
usare ciò che hai imparato in tutte le altre relazioni ed aree della tua vita.
Si dice che l'amore è cieco ma l'amicizia è chiaroveggente.

Grazie per essere una parte della mia vita, che sia una ragione, una
stagione o tutta la vita.

_______________________________________________


Ci sono delle persone che entrano per una ragione, restano una stagione, e durano tutta la vita.


I carri stanno sfilando in questo momento nelle vie del centro città. Avevi espresso molte volte, in questi ultimi mesi, il desiderio di vederli quest'anno. Sono certa che li stai guardando divertito da una posizione privilegiata.

Sei l' ultimo dei miei amici vittima indifesa di questo sistema malato. Arrivederci, Battista

sabato 21 marzo 2009

RESPIRIAMO ARIA E VALIUM



5 DICEMBRE 2007 - TRADEGIA IMMANE DELLA THYSSEN,

e in un clima di festa, luminarie, regali, ilarità fasulla, l’Italia cadde in un incubo.
Per giorni, accendo i nostri apparecchi televisivi si sperò che più nessuno di loro fosse deceduto…. Non fu così… caddero uno a uno come i petali di una rosa appassita.
Ormai l’Italia ha il primato di un cimitero appassito: 1270 morti sul lavoro, 30.000 subiscono danni permanenti, 600.000 patiscono danni temporanei – IN UN ANNO.
IL TUTTO PER SVOLGERE L’ ATTIVITA’ CHE CI DOVREBBE FARE SOPRAVVIVERE:
IL LAVORO.

A 15 mesi dalla Thyssen, considerata purtroppo ora da tutti i lavoratori come il faro della nefandezza ( nulla negando a tutti gli altri petali ) i delegati dal voto da tutti, si apprestano a buttare al macero la Legge 626, la legge sulla sicurezza ( Legge in sé di un buon calibro, ma applicata non sempre nella sua integrità ).
Quasi ultimata la stesura della nuova Legge sicurezza: alcuni punti:
• Multe più leggere per le imprese, in alcuni casi dimezzate
• Riduzione degli obblighi del datore lavoro
• Semplificazione o “ nulla so ? “ alle comunicazioni all’ Inail
• E molto altro ancora…….

…….. riporto le parole del presidente dell’ Inail riguardo al risarcimento alle vedove e madri dei caduti, così sono da considerare, caduti in guerra della Thyssen “ LA NORMATIVA ITALIANA NON PREVEDE IL RISARCIMENTO ALLE VEDOVE – MADRI CONVIVENTI “

Io non ho più parole, ma solo rabbia e delusione, si valutano i rapporti umani solo se legati da firme o anelli…….

giovedì 19 marzo 2009

rivendichiamo la nostra vita

LORO COSA PROPONGONO? UN 5 E SEI FOTTUTO

Ipotesi di carta dei diritti dei lavoratori della conoscenza

Quando la conoscenza diventa merce, quando l’informazione e la cultura diventano merce, naturale conseguenza è che i lavoratori della conoscenza precipitino in una condizione di disconoscimento, di debolezza e di ricatto occupazionale.

L’Italia ha dichiarato guerra all’intelligenza. Vogliamo riprendere questo concetto, lanciato in Francia qualche tempo fa. L’intelligenza è stata sacrificata sull’altare corrotto dell’economia di mercato e del più miope e asfittico interesse privato.

Ci domandiamo quale futuro possa avere un Paese dove cultura e saperi si trasformano in territori da colonizzare, recintare e brandizzare. Un Paese dove l’arte è messa in vendita, un Paese che fa affidamento sulle “fondazioni”, un Paese provinciale che vive nel culto di Facebook. Ci domandiamo se una tale semplificazione del discorso non abbia l’obiettivo di distruggere ogni tipo di legame sociale e, contemporaneamente, di libera espressione della personalità di ciascuno e ciascuna.

Quale spazio questo genere di società è pronta a dare alla produzione e alla circolazione del sapere? E come possiamo noi, diversamente, riprenderci questo spazio e i diritti che ci competono in termini economici, di salvaguardia sociale e di crescita personale?

Precarizzare un’intera generazione di knowledge workers, tagliare i fondi alla ricerca e alla formazione, i sovvenzionamenti ai teatri, ai musei, alle istituzioni culturali pubbliche, al cinema, alle cooperative editoriali e giornalistiche è funzionale all’ottenimento dell’appiattimento e della distorsione di contenuti, messaggi, offerte formative e culturali. E tutto ciò ha effetti nefasti per l’intero Paese: lo scadimento del ruolo e del senso dell’informazione, della formazione, della cultura innesca una progressiva spoliazione collettiva, sociale, della possibilità di esercitare pensiero critico e capacità di azione, collettivamente, socialmente per riaffermare il primato dell’interesse comune e della sfera pubblica, nonché dei dettami costituzionali, sui particolarismi e sulle mire insaziabili del profitto privato di settori sempre più ristretti e privilegiati della società.

A questa situazione già drammatica, si aggiunge oggi una crisi economica di proporzioni globali. Essa, ne siamo coscienti, rappresenta una ghiotta occasione per imporre ulteriori forme di disciplinamento del lavoro cognitivo. La crisi trascina infatti con sé devastanti processi selettivi che servono a spingere il lavoro cognitivo ancora un po’ più giù rispetto al già basso gradino nel quale si trova collocato in questo Paese in guerra contro l’intelligenza. Lo fa scendere lungo l’asse della mediocrità, del timore, dell’afasia. Tutto ciò quando, invece, una delle cause di questa crisi sta proprio nel mancato riconoscimento del valore economico (in termini salariali) e sociale della gran parte del lavoro cognitivo.

Noi, lavoratori cognitivi dell’informazione e del settore dei media, dell’editoria e dell’industria culturale, della scuola e dell’università, della ricerca, dello spettacolo, della formazione e della relazione, del design e della comunicazione, non solo non pagheremo la vostra crisi ma, per porre un argine a questa deriva e iniziare a invertire la tendenza, riteniamo necessario unirci e riconoscerci su obiettivi comuni. Per questo rivendichiamo quanto contenuto in questa Carta, che sottoponiamo alla condivisione dei tanti e delle tante che si trovano a vivere la stessa condizione.

1) In primo luogo, rivendichiamo il diritto a essere intelligenti. Rivendichiamo cioè il diritto a un sapere e a una formazione del tutto indipendenti dagli obiettivi imposti dal mercato e dalle attuali logiche di produzione. La conoscenza, al pari dell’acqua o dell’aria che respiriamo, è un bene comune, individuale e universale, il motore collettivo che può garantire benessere e progresso al maggior numero di persone, e non una merce da vendere e comprare tot al chilo al mercato dei padroni del vapore, in funzione del profitto e del controllo sociale imposti dal capitale.

2) Rivendichiamo quindi, fuori e dentro il luogo di lavoro, il diritto al riconoscimento e al rispetto delle nostre capacità, della nostra autonomia, delle nostre competenze e della nostra professionalità, dei nostri bisogni materiali e immateriali.

3) Poiché il principale problema del lavoratore e della lavoratrice della conoscenza è la possibilità di scegliere e di opporsi a vari, possibili ricatti, rivendichiamo il diritto alla scelta e all’autodeterminazione. Ciò significa rivendicare il diritto a una garanzia continuativa di reddito. Per sua stessa natura il lavoro della conoscenza non è mai totalmente asservibile ai dettami di una rigida prescrittività, benché l’evoluzione tecnologica spinga in tale direzione. Esso tende a essere flessibile e intermittente. Vogliamo pertanto un reddito adeguato anche nei periodi di non lavoro. Chiediamo garanzia di reddito nelle fasi di disoccupazione. Non chiediamo solo sussidi e ammortizzatori sociali, ma sopra ogni cosa garanzie di reddito continuativo.

4) Rivendichiamo comunque la fissazione di un salario minimo orario per le prestazioni di collaborazione, occasionali e non. Una paga oraria minima in linea con il costo reale della vita e con le sue future variazioni.

5) Rivendichiamo la possibilità di scelta del tipo di contratto di lavoro. Respingiamo pertanto nettamente l’unilateralità dell’impresa che negli ultimi anni è dilagata come modalità “naturale” di chiamata all’impiego.

6) Vogliamo riappropriarci del nostro lavoro e del nostro tempo. Qualsiasi forma di contratto in esclusiva, totale o parziale, che limiti la nostra capacità di azione e di pensiero, deve essere ulteriormente remunerata.

7) Vogliamo libertà di espressione, comunicazione, apprendimento. L’autonomia cognitiva non è contrattabile. La prostituzione dei cervelli non è migliore della prostituzione dei corpi. Proprio perché la conoscenza è un bene comune, appartenente al singolo individuo e all’intera collettività, i frutti della conoscenza devono essere socialmente condivisi in un ottica di circolazione peer-to-peer.

8)Rivendichiamo il diritto ad accedere sempre, nel corso della nostra esistenza, in modo libero e gratuito alla formazione, all’aggiornamento, a processi di crescita culturale personale.

9) Indipendentemente dalla continuità dell’impiego e da una condizione di lavoro subordinata, rivendichiamo inoltre e vogliamo da subito i classici diritti minimi dello stato sociale: dall’accesso agli ammortizzatori sociali, alla malattia, alla maternità, dalle ferie pagate ai congedi parentali, dalla liquidazione di fine rapporto a un trattamento pensionistico sicuro e dignitoso al termine del ciclo lavorativo di ciascuno e ciascuna.

10) Abbiamo visto che le risorse economiche ci sono sempre quando si tratta di salvare le banche e le società finanziarie. Abbiamo visto che, nonostante il nuovo regime di lavoro flessibile e precario, intermittente, la produttività e la ricchezza complessiva si è accresciuta proprio in virtù della cooperazione e della potenza innovativa del General Intellect. Ciò che manca è dunque una equa distribuzione dei frutti di questo lavoro sociale già in atto. Tale distribuzione (reddito) insieme al complesso dei diritti che ne conseguono, noi, ora e qui, stabiliamo di chiamarli “welfare del comune”. E’ esattamente questo “welfare del comune” ciò che noi rivendichiamo.

Siamo convinti che la maggioranza dei lavoratori della conoscenza non accetterà ancora a lungo, e passivamente, le forme di controllo sulla formazione, l’apprendimento e i limiti proprietari e gerarchici dell’attuale meccanismo produttivo, le sue incertezze, la precarietà e lo sfruttamento generati dal dominio del capitalismo contemporaneo sulla vita e i corpi di noi tutti. I vincoli alla libertà e alla democrazia che tutto questo porta con sé sono sempre più evidenti, anacronistici e insostenibili.

I lavoratori della conoscenza, insieme a tutta la moltitudine precaria che compone il mercato del lavoro contemporaneo, possono diventare motori di una nuova cultura, di nuove iniziative democratiche, fondate sulla collaborazione, la condivisione, la socializzazione. Devono perciò rivendicare la libera circolazione del sapere che vuole dire anche spingere sull’idea di una nuova società basata sulla liberazione dal bisogno, sulla pace e sul rispetto dell’equilibrio della natura, sulla libera e gioiosa cooperazione fra gli individui, sulle potenzialità delle macchine e sulla creatività umana, messe al servizio di tutte e di tutti.

martedì 17 marzo 2009

senza titolo


PAULO COELHO



MANUALE DEL GUERRIERO
DELLA LUCE

Nelle pause del combattimento, il guerriero riposa.
Molte volte passa giorni e giorni senza fare niente, perchè il suo cuore lo richiede. Tuttavia la sua intuizione si mantiene desta.
Egli non commette mai il peccato capitale della Pigrizia, perchè sa dove essa può condurlo: alla tiepida sensazione dei pomeriggi domenicali, quando il tempo passa, e nulla più.
Il guerriero la definisce una " pace da cimitero ". Si ricoda di un brano dell' Apocalisse:
" Ti maledico perchè non sei freddo né caldo. Magari fossi freddo o caldo! Ma, siccome sei tiepido, ti vomiterò dalla mia bocca"
Un guerriero riposa e ride. Ma sta sempre all' erta.

DUE VOLTI DELLO STESSO SISTEMA MALATO

Lo stato che non c'è

Come risponde lo stato alle morti sul lavoro? Tre anni fa sono rimasta molto colpita da una frase che il presidente Napolitano disse nel suo messaggio di fine anno: " Non si può tollerare la minaccia e la frequenza degli infortuni cui è esposta la sicurezza, e addirittura la vita, di troppi occupati, italiani o immigrati".Non parliamo di come i mezzi di informazione trattano le morti sul lavoro.
Tra il 5 e 6 marzo 2009, cioè pochi giorni fa, sono morte 5 persone nell' indifferenza di gran parte dei giornali.
Una poca eccezione: tg rai3 regionale, eludo la regione, in cui si diceva che l'Inail indica 3 morti al giorno sul lavoro.
Dal 2006 esiste una commissione parlamentare sulle morti bianche. Cosa fa?
Le uniche risposte dello stato arrivano dalla tanto vituperata magistratura.
Penso a personaggi coraggiosi come Felice Casson: nelle sue parole rivivono tutte le vicende umane che gli sono rimaste attaccate addosso, come muschio: " Non si scappa dalla realtà e dalla vita di ogni giorno. Non bastano avvocati e tribunali per risolvere i problemi del lavoro, della salute, della sicurezza, dell' ambiente: Se le istituzioni non rispondono, se la giustizia e l'equità sociale non hanno più alcun significato, se le necessità più comuni rimangono inascoltate, si rischia un declivio pericolorissimo.

...... sunto da articolo di Sarah Zuhra Lukanic

Bibliografia: Felice CASSON: "La fabbrica dei veleni "

SONDAGGIO:
DI CHE COLORE E' LA " MORTE " DEI DISOCCUPATI?
http://xat.com/gente_strana

lunedì 16 marzo 2009

VENIAMO DA LONTANO

GIURAMENTO di IPPOCRATE

Testo "classico" del Giuramento Ippocratico.

Giuro per Apollo medico e per Asclepio e per Igea e per Panacea e per tutti gli Dei e le Dee,
chiamandoli a testimoni che adempirò secondo le mie forze e il mio giudizio questo
giuramento e questo patto scritto. Terrò chi mi ha insegnato quest' arte in conto di genitore
e dividerò con Lui i miei beni, e se avrà bisogno lo metterò a parte dei miei averi in cambio
del debito contratto con Lui, e considerò i suoi figli come fratelli, e insegnerò loro
quest'arte se vorranno apprenderla, senza richiedere compensi né patti scritti. Metterò a
parte dei precetti e degli insegnamenti orali e di tutto ciò che ho appreso i miei figli del mio
maestro e i discepoli che avranno sottoscritto il patto e prestato il giuramento medico e
nessun altro. Scegliero' il regime per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio
giudizio, e mi asterrò dal recar danno e offesa. Non somministerò a nessuno, neppure se
richiesto, alcun farmaco mortale, e non prenderò mai un' iniziativa del genere; e neppure
fornirò mai a una donna un mezzo per procurare l'aborto. Conserverò pia e pura la mia vita e
la mia arte. Non opererò neppure chi soffre di mal della pietra, ma cederò il posto a chi è
esperto di questa pratica. In tutte le case che visiterò entrerò per il bene dei malati,
astenendomi ad ogni offesa e da ogni danno volontario, e soprattutto da atti sessuali sul
corpo delle donne e degli uomini, sia liberi che schiavi. Tutto ciò ch'io vedrò e ascolterò
nell'esercizio della mia professione, o anche al di fuori della della professione nei miei
contatti con gli uomini, e che non dev'essere riferito ad altri, lo tacerò considerando la cosa
segreta. Se adempirò a questo giuramento e non lo tradirò, possa io godere dei frutti della
vita e dell' arte, stimato in perpetuo da tutti gli uomini; se lo trasgredirò e spergiurerò,
possa toccarmi tutto il contrario.

GIURAMENTO

Testo "moderno"

Consapevole dell' importanza e della solennità dell' atto che compio e dell' impegno che
assumo, giuro: di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di
comportamento; di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute
fisica e psichica dell' uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e
costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale; di non
compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente; di attenermi
alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita
e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze; di prestare la mia opera con diligenza,
perizia, e prudenza secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che
regolano l'esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli
scopi della mia professione; di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità
professionale ed alle mie doti morali; di evitare, anche al di fuori dell' esercizio
professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della
professione. Di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni; di curare tutti i
miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi
ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione
sociale e ideologia politica;
di prestare assistenza d' urgenza a qualsiasi infermo che ne
abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità a disposizione dell'Autorità
competente; di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del
suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in
ogni caso sul reciproco rispetto; di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che
vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell' esercizio della mia professione o in ragione del
mio stato; di astenermi dall' "accanimento" diagnostico e terapeutico.

GRAZIE A TUTTI GLI OPERATORI SANITARI CHE RISPETTANO, RISCHIANDO DEL LORO, QUESTA FEDE

PIETRA MILIARE

ART. 32 DELLA COSTITUZIONE ITALIA

La Repubblica tutela la salute come fondamentale dirittto dell' individuo e interesse della collettività,e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.
La legge non può in nessun caso violare limiti imposti dal rispetto della persona umana.


come è stato disatteso questo umano concetto; l'individuo è diventato il "cittadino prosperoso " ....... al mondo nessuno è clandestino.....

COSTRUIAMO UNA NUOVA CASA:

http://appelli.arcoiris.tv/salute